| KIPPI
KANINUS - Huggun
(kitchen motors
2002)
Come immaginavamo, formazioni come Sigur Ros e Mùm non rappresentano
che la punta dell’iceberg della folta e interessante scena musicale
islandese. Dopo gli eccentrici Trabant ( e i deliziosi Borko,
un solo 12” all’attivo ma da tenere sott’occhio), il prossimo
nome su cui scommettere è Gudmundur Vignir Karlsson in arte Kippi
Kaninus. Arrivato all’album d’esordio, forte tra l’altro dell’appoggio
degli stessi Mùm che lo hanno voluto come supporter in un recente
tour negli USA, Kippi ci propone un album personalissimo che si
presenta in forma di un’elettronica organica che è esatto punto
d’incontro tra ansia sperimentale e gusto per (micro)melodie più
o meno nascoste, a creare atmosfere surreali ed emotive. Il tutto
viene affrontato con un’attidudine che si direbbe derivata da
certo free jazz, appunto per il senso di libertà espressiva che
pervade il disco. Vi capitasse di incontrare un alieno sperduto
nel nostro pianeta, fategli ascoltare questo cd e si sentirà a
casa sua. Per entrare nel dettaglio, l’iniziale “tea time tones”
si presenta con una ritmica frammentata, campionamenti bizzarri
(pure una mucca!!) e voci stramboidi, che caratterizzano l’album
intero. “Harmiag” è poi sospesa e spettrale, “munnangur” si pone
tra Matmos e Mùm. Incredibile la successiva “obrot” ,dall’andamento
tribale, nella quale par di sentire i Pan sonic ma grotteschi
e burloni come si trattasse dei Residents. “Nuevo” si apre con
strani clangori metallici, suoni marziani tutt’attorno, ed è poi
caratterizzata da una ritmica vagamente drum’n’bass. Piano e basso
acustici attorniati dalle solite voci trattate sono alla base
di “livingroom piano”, che procede sghemba e genialoide. Ancor
più forte il sapore jazzato di “organize” mentre “my friend the
trampoline” è tenera e naif e richiama i momenti più intimisti
del catalogo morr music, similmente alla successiva “perfect presence”.
“The hornet that burned me” è notturna e misteriosa, quasi fiabesca.
Ormai in chiusura, ancora il tempo di godere della girandola aliena
denominata “the pianoplayer takes a bath” e cala poi il sipario
con il jazzettino triste dell’ultima traccia. Si arriva alla fine
letteralmente sbalorditi dall’inventiva e dall’inaspettata maturità
per un esordiente dimostrate da mr. Kaninus. Se primi ascolti
in effetti sono spiazzanti (si tratta di una di quelle opere che
richiedono un’assidua frequentazione per essere metabolizzate
a fondo) col tempo si rivela sempre più convincente e centrato
pur nel suo muoversi in tante direzioni diverse. Forse nessun
altro cd di elettronica sentito quest’anno suona altrettanto concettualmente
avanti e “altro”. Per chi scrive uno dei dischi dell’anno.
Aggiunto: October 15th 2002
Recensore: Stefano
Marchesini
Voto: 
Íslensk Þýðing
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